Trascorsi ormai due anni dalla riforma delle norme sulla mediazione in materia civile e commerciale, conseguente all’intervento della Corte Costituzionale, il meccanismo della mediazione sembra iniziare ad entrare a regime, perlomeno in alcuni settori del contenzioso, superando le dure ostilità iniziali. Anche la giurisprudenza sta mostrando un certo interesse verso tale strumento, aumentando i casi di mediazione demandata ed applicando con un certo rigore le norme in materia di condizione di procedibilità, legate al preventivo incontro informativo con un mediatore.

Anche nel settore dei conflitti famigliari sta aumentando la ricerca di soluzioni consensuali, quando possibili, come dimostra l’approccio della “pratica collaborativa” sviluppato da vari professionisti del settore, che spinge avvocati e mediatori a lavorare con un’ottica comune.

In campo penale, la reale tutela delle vittime di reato implica di consentire loro – quando fattibile e se esse lo desiderano – un confronto con l’autore del crimine, agevolato dai mediatori penali, in modo da favorire una vera catarsi. Altrimenti la vittima assiste impotente ad un gioco processuale tra accusa e difesa, ove il “pentimento” del reo assume semplicemente la funzione di assicurare a quest’ultimo una decisione meno gravosa ed ove la sentenza finale, anche se corretta sul piano giuridico, alimenta nella vittima quanto meno la disillusione ed il distacco verso le istituzioni e l’ordinamento statale.

La sempre maggior presenza in Europa di migranti e rifugiati provenienti da altri continenti pone inevitabilmente a stretto contatto uomini con culture diverse, rendendo indispensabile – onde evitare il peggio – il dialogo e la reciproca comprensione, che la mediazione interculturale è chiamata a promuovere. Non si tratta più di aiutare solo lo straniero a confrontarsi con la burocrazia, i servizi sociali e le norme penali dei paesi ospitanti, ma gli uomini a comprendersi e riconoscersi reciprocamente. Nel contempo, l’intreccio di relazioni umane e la globalizzazione degli affari offrono nuove opportunità di applicare la mediazione interculturale ai conflitti famigliari e commerciali.

L’incontro rappresenta infine l’occasione per cercare di fare il punto su come si sta sviluppando la professionalità dei mediatori nei vari settori e le modalità organizzative di prestazione del loro servizio, tenuto conto dell’eterogeneità delle norme di riferimento. Possono essere coinvolte anche altre figure professionali in tale attività e con quali compiti?

Per ulteriori informazioni contattare il coordinatore dell'evento: mario.appiano@arbimedia.eu

 

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